Un tribunale francese si schierò dalla parte del Piadina Romagnola IGP Consorzio di Tutela, deliberando che il termine “Piadina” non può essere monopolizzato da una sola azienda. Deve piuttosto restare una denominazione generica per tutti i produttori del focaccia tradizionale italiana. La decisione segna una vittoria significativa contro un’azienda svizzera che aveva cercato di registrare il nome – con la “P” maiuscola – come proprio marchio in Francia.
Diversi anni fa, l’azienda si era registrata con successo “Piadina” come marchio in Francia. Il Consorzio ha contestato la registrazione, sostenendo che il termine è generico e non può essere rivendicato da un singolo soggetto. Dopo un lungo contenzioso, l’Istituto Nazionale della Proprietà Industriale di Parigi ha accolto il ricorso del Consorzio italiano.
Il Consorzio ha dimostrato, attraverso un approfondito studio di mercato, che in Francia oggi la parola “piadina” identifica inequivocabilmente la focaccia stessa. “Pertanto, la registrazione e l’utilizzo del marchio ‘Piadina’ da parte dell’azienda svizzera in Francia, oltre ad essere in conflitto con la Piadina Romagnola IGP designazione, avrebbe indotto in errore e confuso i consumatori“, ha osservato il Consorzio.
Tra le prove presentate c’era un video di la visita in Romagna della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in seguito alle inondazioni del 2023. Durante la sua visita, ha elogiato pubblicamente “questa meravigliosa piadina”, a dimostrazione del fatto che il termine serve a identificare qualsiasi prodotto realizzato in uno specifico modo tradizionale, piuttosto che la produzione di una singola azienda.

In un comunicato ufficiale, il Consorzio ha sottolineato il significato più ampio della sentenza: “Il contenzioso vinto in Francia rappresenta una nuova pietra miliare nel continuo impegno del Consorzio a tutela del nome Piadina, già attivo in Brasile, Canada, Regno Unito e Giappone contro usi impropri. Questo lavoro coerente rafforza l’identità e la tutela del “pane di Romagna” sui mercati internazionali.”
La decisione di Parigi sottolinea l’importanza di salvaguardare le denominazioni alimentari tradizionali contro l’appropriazione commerciale, rafforzando il valore del patrimonio geografico e culturale nel commercio globale.
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