Creare opportunità di business e sinergie intersettoriali tra vino, lusso e comunicazione in modo nuovo. È la prospettiva che viene fuori da Be.Come, evento promosso da Allumeuse di Alessandra Fontana e Gabriele Gorelli, a Napoli nei giorni scorsi per la edizione ospitata all’Hotel Parker’s. Accogliere il nuovo che avanza, abbassare il tono di voce sui social, prendersi cura e concedere il tempo, lavorare consapevolmente offrendo la massima qualità, curare i dettagli. Vale nel processo creativo, nell’approccio alla Ai, nel turismo enogastronomico, nella scrittura e nella degustazione. In tal senso – tra talk, masterclass, degustazioni e incontri B2B – anche dal ragionamento emerso nel panel conclusivo del 19 scorso. Il focus, dopo gli interventi delle cantine d’Ambra e Tommasone che hanno rappresentato la specificità della viticoltura eroica ischitana, è stato sulla comunicazione del vino.

La comunicazione del vino a Be.come
“Si è parlato di vino, a lungo, in maniera troppo aulica e pomposa perché si è pensato che far diversamente significava svilirlo. Ma così chi non ‘sapeva’ era tagliato fuori. Ma oggi per parlare ai più giovani (e ce ne sono una porzione crescente, dicono i dati, che sta abbandonando un internet saturo per vivere offline) ci vuole una comunicazione pop che faccia emergere i suoi valori: la esperienza di viaggio attraverso i luoghi, l’essere un modello di vita lenta; argomenti, questi si, che interessano tutti” ha detto la giornalista e sommelier Adua Villa. I social sono ancora imprescindibili, non altrettanto il focalizzarsi sulla viralità pura e semplice, nella comunicazione del vino. Piuttosto, si è detto, è bene utilizzarla come apripista per piccoli approfondimenti e seguire la tendenza generale ad “abbassare il tono di voce”, e pensare che non è sempre la migliore strategia “rivolgersi a tutti, quanto piuttosto lavorare meglio su nicchie di mercato” ha detto Sara Tieni, Vicedirettore di Elle Gourmet, al panel moderato da Alessandro Viapiana.
Nel laboratorio di idee Be.come, la comunicazione è emersa come tema trasversale ma non unico, secondo un format innovativo. In tal senso alcuni momenti molto speciali, come lo spazio ritagliato per una piccolissima Denominazione di valore come Mandrolisai, che ha concluso la tre giorni, piuttosto che le Masterclass condotte da Gorelli MW anche con Wine Enthusiast, il salto nell’artigianalità napoletana da Kiton, la cena stellata “Le Due Sicilie, i momenti di relax con cocktail d’autore, gli Champagne, i DJ set e le pause caffè con la Coffee Station degli Speciality Lavazza 1895.
Giornata conclusiva Be.come e il tasting Mandrolisai
Il Mandrolisai, dotato di un Disciplinare moderno che tiene conto dell’orografia del territorio che abbraccia altitudini da 400 a 750 metri sul livello del mare, “racconta un paesaggio rurale storico, un areale da vino, oltre il vitigno e la stilistica di cantina” ha detto l’esperto Francesco Saverio Russo che ha accompagnato i sette campioni in degustazione.
“In questo collinare pedomontano di matrice granitica che arriva fino alle pendici del Gennargentu, si trovano i piccoli appezzamenti (per un totale di circa 1200 ettari), una conduzione familiare” ha detto Giovanni Zanda presente in rappresentanza del Consorzio.
Gli impianti, condotti per la gran parte ad alberello, con piante con età che vanno dai 60 a oltre 100 anni, sono nel cuore geografico della Sardegna: tutti in provincia di Nuoro, con l’eccezione di uno che è in quella di Oristano. Sette comuni sono i comuni, anche se, al momento, “a Tonnara e Desulo, che pure sono nel Disciplinare, non si producono più a causa delle condizioni estreme.”.
In blend o in uvaggio, nel Madrolisai Doc, insieme ad altri, si trovano il Bovale sardo (chiamato anche Muristeddu) che da struttura e tannino; il Cannonau con la sua sferza di energia e la Monica di Sardegna che viene incontro alla beva con il suo lato contemporaneo. La batteria vini proposti ha, con differenze evidenti collegate alle scelte di elevazione, offerto un focus senza precedenti di un territorio storicamente vocato dal quale, oggi, provengono vini che hanno una naturale predisposizione a rispondere alla domanda di vini non inchiostrati; di carattere e al tempo bevibili e, infine, con uno storytelling articolato alle spalle.
