Quando si considera al Vesuvio, la mente corre subito alla cartolina perfetta: la sagoma imponente che abbraccia il Golfo di Napoli. Ma se grattiamo via la superficie turistica, scopriamo un vulcano diverso. Non solo una minaccia geologica o uno sfondo per selfie, ma uno Parco Nazionaleuna Riserva della Biosfera UNESCO e, soprattutto, un terroir unico al mondo. Qui, tra lapilli e ginestre, l’azienda Casa Setaro non si limita a fare vino. Storie di Coltiva.
Siamo andati oltre l’etichetta per svelarvi cosa c’è davvero dentro un calice di Lacryma Christi o di Contradae. Ecco 5 segreti sorprendenti che trasformano queste bottiglie in un viaggio inaspettato nel cuore del vulcano.
1. Un Codice Segreto in Bottiglia: Cosa Significa 61.37?
Hai mai notato il nome del Vesuvio Bianco DOC che ha conquistato i Tre Bicchieri del Gambero Rosso? Si chiama “Contrade 61.37”.
A prima vista sembrano le coordinate GPS o un codice di laboratorio. In realtà, è pura cultura partenopea.

Massimo Setaro ha nascosto in etichetta un omaggio alla Smorfia Napoletanail tradizionale libro dei sogni usato per giocare al Lotto:
- 61: Nella smorfia è “Il Bosco”.
- 37: Nella smorfia è “Il Monaco”.
Messi insieme, indicano l’esatta origine del vino: la contrada Bosco del Monaco a Trecase, dove sorge la cantina. È un colpo di genio che unisce la scaramanzia popolare alla precisione scientifica di un progetto di zonazione e salvaguardia della biodiversità. Un sorso che è metà rito magico, metà scienza enologica.
2. Le Viti “Immortali”: Sopravvissute alla Grande Piaga
C’è un motivo tecnico per cui i vini del Vesuvio sono diversi da tutti gli altri.
Alla fine dell’Ottocento, un insetto killer chiamato fillossera distrusse quasi tutti i vigneti d’Europa. Per salvare la viticoltura, si dovette innestare la vite europea su radici americane.

Ma sul Vesuvio accadde il miracolo.
Il terreno vulcanico, sabbioso e sciolto, impedì alla parassita di attaccare le radici. Risultato? I vigneti di Casa Setaro sono “a piede franco”. Significa che non sono innestati. Sono le stesse piante originali di secoli fa, un patrimonio genetico puro.
Quando bevi un Caprettone o un Piedirosso di queste terre, stai assaggiando un “dinosauro” enologico sopravvissuto all’estinzione.
3. La Rosa Sentinella: Tra Pompei e Agronomia
Visitando la tenuta “Vigna delle Rose”, il nome evoca poesia. Ma nasconde una doppia verità, pratica e storica.
- La Spia Biologica: Le rose vengono piantate in testa ai filari perché si ammalano prima della vite. Fungono da “sentinella”: se la rosa sta male, il contadino sa che deve intervenire sulla vigna prima che sia troppo tardi.
- L’Omaggio a Pompei: Il nome celebra l’antica Rosa di Pompei (la rosa rossa a fiore doppio), onnipresente negli affreschi delle domus romane. Un fiore che un tempo si usava per cosmesi e medicina, e che oggi collega la moderna viticoltura biologica all’eredità archeologica del luogo.
4. L’Orgoglio Amaro di Massimo Setaro
Vincere i Tre Bicchieri è il sogno di ogni produttore. Eppure, per Massimo Setaro, quel premio ha un retrogusto agrodolce. Perché?
La sua missione, iniziata nel 2004, non era solo rendere famosa la sua azienda, ma riscattare l’intero territorio.
In un’intervista ha confessato:
“Oggi vengo percepito prima come brand Casa Setaro e un attimo dopo come Vesuvio. Questo mi dispiace. Non siamo ancora riusciti a mettere al centro l’intero areale del Vesuvio .”
È l’orgoglio ferito di chi vorrebbe che il mondo dicesse “Wow, questo è un grande vino del Vesuvio” prima ancora di leggere il nome del produttore. Il premio, per lui, non è un arrivo, ma uno stimolo a fare ancora di più per la denominazione.
5. Il Respiro del Vulcano (Senza Trucchi)
Avvicina il naso al calice. Senti note di pietra focaia, cenere, un sentore quasi affumicato che ricorda un camino spento.
L’istinto ti direbbe: “Questo vino ha fatto anni di barrique tostata”.
Sbagliato.
Il segreto del Contrade 61.37 è che non vede mai il legno. Fa solo acciaio e un lunghissimo affinamento in bottiglia. Quella complessità, quella “densità grassa e tagliente” che ti riempie la bocca, è tutto merito del vulcano. È il terroir che parla senza filtri.
È la dimostrazione che l’eleganza non si costruisce in cantina con trucchi enologici, ma si ascolta dalla terra.

Un Racconto Liquido
La prossima volta che stappi una bottiglia di Casa Setaro, non limitarti a bere.
Cerca i numeri della Smorfia, pensa alle radici che affondano nella lava da secoli, immagina le rose di Pompei.
Il vino del Vesuvio non è solo un accompagnamento per la cena. È un libro di storia che si legge con il palato. E forse, ora che conosci i suoi segreti, avrà tutto un altro sapore.
Porta via
- Il nome: 61 (Bosco) + 37 (Monaco) = La contrada di origine secondo la Smorfia.
- La vigna: A piede franco, sopravvissuta alla fillossera grazie al suolo vulcanico.
- Il fiore: La rosa come sentinella biologica e omaggio romano.
- La tecnica: Niente legno, solo acciaio per esaltare la mineralità pura.
Conoscevi la storia dei vitigni a piede franco? Raccontaci nei commenti se hai mai assaggiato un vino vulcanico!
