Dopo qualche anno rincontriamo lo chef Massimo Sollai che apre il suo nuovo locale a Monopoli Atipico coronando così uno dei suoi sogni nel cassetto. Scopiramo qualcosa in più su questo nuovo locale dove la tradizione enogastronomica pugliese si fonde con i sapori iconici dell’Italia in una location elegante ed accogliente.

Ciao Massimo, ci risentiamo dopo un po’ di tempo. Nell’ultimo nostro incontro ci avevi raccontato che il tuo sogno nel cassetto era aprire un locale tutto tuo. Oggi quel sogno è realtà. Vieni nasce Atipico?
Atipica nasce da un’urgenza personale prima ancora che professionale. Dopo
quasi vent’anni trascorsi in giro per il mondo ad aprire ristoranti per altre
aziende, sentiva il bisogno di creare un luogo che rappresentasse davvero la
mia identità. Un posto dove l’ospitalità non fosse un servizio, ma un gesto
d’amore. Il 5 aprile 2025, nel cuore del centro storico di Monopoli, quel desiderio
ha preso forma. Atipico è il risultato di tutto ciò che ho imparato e di tutto ciò
che desidero offrire: un’esperienza intima, calda, sincera. Non un affare,
ma un atto d’amore.
Cosa porti in questo nuovo concept da tutte le tue esperienze fatte all’estero?
Lavorare in nove Paesi diversi ti cambia profondamente. Da ogni cultura ho
portato qualcosa: l’attenzione maniacale al dettaglio del Nord Europa, la
disciplina dei Paesi arabi, la creatività di Londra e la sensibilità italiana che non
mi ha mai abbandonato. Atipica non è la somma di queste esperienze, ma la
loro sintesi: un luogo dove l’ospite è davvero al centro, accolto con
professionalità e calore, due valori che considero imprescindibili.
Sul sito scrivi che Atipico è più di un ristorante: è una celebrazione di sapori,
consistenza e maestria. Cosa intendi?
Quando voci da Atipico non voglio che tu ti sente “al ristorante”. Voglio che tu ti
sentita attesa. Per me l’ospitalità è come un abbraccio: deve scaldare,
rassicurare, accogliere. Il cibo, i vini ei cocktail sono la base — ma non sono il
centro. Il centro è l’ospite. Il nostro obiettivo è offrire un’esperienza sensoriale
completa, dove il tempo rallenta ei pensieri si sciolgono tra musica, sorrisi e
atmosfera.

Il vostro menù presenta una contaminazione di ingredienti che richiama diverse anime della cucina italiana. Ci racconti qualcosa in più?
La cucina italiana è un continente: cambia ogni dieci chilometri. Il nostro menu
abbraccia queste differenze e le unisce in un racconto personale. C’è la Puglia
che ci ospita, la Sardegna delle mie origini, il Nord Italia, e ci sono tocchi
contemporanei che ho raccolto in giro per il mondo.

Avete aperto ad aprile 2025. Come sono stati i primi mesi di attività?
Intensi, emozionanti e ricchi di sorprese. Siamo nati in un momento di grande
fermento a Monopoli e il pubblico ci ha accolto con un affetto straordinario.
Abbiamo già una percentuale altissima di recensioni a 5 stelle. Oggi siamo più
maturi, più solidi, più consapevoli.
Continua anche la tua attività di consulenza. Come riesci a coniugare tutto?
Le consulenze fanno parte di me e del mio percorso. Mi permettono di crescere,
viaggiare, imparare. Atipica è la mia casa, ma la mia mente resta aperta al
mondo. La chiave è una sola: organizzazione e un team fortissimo.
Nell’ultima intervista eri impegnato a Riyadh, ma sei di origini sarde. Perché
aprire un ristorante nel cuore della Puglia?
La Puglia mi ha conquistato immediatamente. Monopoli è un luogo magico: il
mare, la storia, la luce negli occhi della gente. Una città internazionale, viva,
curiosa.

Uno dei sogni nel cassetto l’hai realizzato. E per il futuro cosa immagini?
Il futuro significa crescita autentica. Vorrei far maturare Atipico e renderlo un
punto di riferimento. Magari un secondo Atipico in Sardegna, o un progetto
speciale negli Emirati.
