Pompei va in tavola: con “Convivium” l’archeologia diventa un’esperienza gastronomica
Il Parco Archeologico lancia un nuovo format che unisce paleobotanica, chef e agricoltura sostenibile per riportare in vita i sapori del 79 dC
Immaginate di poter assaggiare una zuppa che non viene cucinata da duemila anni o di scoprire che il cibo di conforto dei nostri antenati romani è incredibilmente simile a quello che oggi siamo nei migliori bistrot a km zero. Non è una sceneggiatura di fantascienza, ma il cuore pulsante di “Convivium – Sapori di Pompei”, il nuovo progetto che trasforma gli scavi archeologici più famosi del mondo in un laboratorio di archeologia gastronomica attivo e vivace.
Dimenticate le teche polverose: qui la storia si mangia, si coltiva e si racconta attraverso un linguaggio contemporaneo che strizza l’occhio ai amanti del cibo e agli addetti ai lavori più attenti alla sostenibilità.
Un format web per raccontare l’anima “verde” di Pompei
“Convivium” non è solo una mostra, ma un vero e proprio spettacolo culinario-culturale. Il progetto si sviluppa come una serie web (disponibile sui canali ufficiali del Parco) che parte da una premessa affascinante: prendere un’antica ricetta pompeiana, analizzarla con il rigore scientifico degli archeologi e reinterpretarla per il palato moderno.
L’obiettivo è duplice. Da un lato, c’è la divulgazione storica pura, basata sui reperti organici carbonizzati che l’eruzione del Vesuvio ci ha restituito quasi intatti; dall’altro, c’è la volontà di promuovere un modello di agricoltura sostenibile che affonda le radici nella tradizione campana.
Come sottolineato dal Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegell’iniziativa punta a mostrare il lato “vivo” di Pompei. Il sito non è solo un monumento alla memoria, ma un ecosistema che continua a produrre cultura (e colture).
Dal repertorio al piatto: la scienza incontra la cucina
Il vero punto di forza di Convivio è il rigore scientifico che diventa ingrediente. Ogni episodio o appuntamento del progetto si basa su due pilastri fondamentali:
- L’indagine paleobotanica: Gli esperti del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco studiano semi, pollini e resti di cibo rinvenuti negli scavi. Questo permette di capire esattamente cosa mangiavano i pompeiani, ben oltre i luoghi comuni sui banchetti luculliani.
- Il Vivaio della Flora Pompeiana: Le varietà antiche non restano sui libri, ma vengono coltivate nuovamente. Il Parco ospita infatti un vivaio dove si riproducono le specie vegetali presenti in epoca romana, creando un ponte diretto tra la botanica antica e le odierne tecniche di coltivazione.
Focus: la rinascita della Cipolla Bianca
Un esempio concreto citato nel progetto è la valorizzazione di prodotti specifici come la Cipolla Bianca di Pompei. Attraverso il formato, non si impara solo come veniva cucinata (spesso stufata o usata come base aromatica potente), ma si scopre anche come questa varietà sia sopravvissuta e come venga coltivata oggi dagli agricoltori locali custodi della biodiversità.
Perché è importante per i professionisti del food
Per ristoratori e produttori, “Convivium” offre uno spunto di riflessione cruciale sul concetto di territorio. Il progetto dimostra che il “Made in Italy” gastronomico non è nato ieri, ma è frutto di millenni di stratificazioni culturali.
Integrare la narrazione storica nel menu o nella produzione non è solo un vezzo intellettuale, ma una potente leva di marketing. Il turista enogastronomico moderno non cerca solo calorie, cerca storie. E quale storia è più potente di un pane impastato con le stesse tecniche di un fornaio di 2000 anni fa, o di un vino che segue le rotte commerciali dell’Impero?
Un museo diffuso di sapori
Contro ConvivioPompei si conferma all’avanguardia nella gestione dei beni culturali, uscendo dai confini fisici del Parco per entrare nelle cucine e sugli schermi.
L’iniziativa ci ricorda che l’atto di mangiare è, da sempre, il gesto sociale per eccellenza. Recuperare la dimensione del convivio (il banchetto, lo stare insieme) significa recuperare un pezzo della nostra identità. Per chi lavora nel cibo, è un invito a guardare indietro per innovare meglio: perché a volte, per inventare la ricetta del futuro, basta rispolverare quella di un lontano passato.

