Lo ricorda una gran voce. Lo scrive sulle magliette. La stampa sulle borse. Lo evidenzia sui divertenti gadget facilmente riconoscibili. “Radici radicali”, una sorta di mantra dell’Associazione Paposcia Fest che, con il suo payoff, intende comunicare quanto il senso di appartenenza alle origini più profonde possa rappresentare il propulsore di un’era della Paposcia tutta da scrivere.
Non più un mero street food, quindi, ma il volano di un territorio unico -sebbene poco noto – come il Gargano. Ed è proprio questo rinnovato state of mind ad animare la quarta edizione del Paposcia Fest, manifestazione che elegge da quattro anni Vico del Gargano (FG) a protagonista di una giornata ricca di contenuti.
Pizzaioli e piccoli artigiani, appassionati e operatori del settore si sono dunque ritrovati il 26 dicembre presso l’Auditorium del piccolo borgo dell’entroterra foggiano, per celebrare un cibo simbolo di quella genialità garganica notoriamente in equilibrio tra territori ameni e capacità di fare.
La Paposcia: da sapere popolare a street food dei tempi moderni
Riconosciuta come icona dell’identità culinaria della zona, la Paposcia ricorda sin dal nome la radice araba (“babusc”, la classica calzatura orientale) e, quindi, la sua forma allungata, non così dissimile da una pantofola (in dialetto vichese “paposcia”). Nata come “termometro” per verificare la giusta temperatura del forno in vista della cottura del pane, era non già gettata, ma tagliata longitudinalmente. Una volta tiepida, era farcita in origine con formaggio e olio extravergine di oliva locale. L’antica cottura avveniva in forno a legna, a fiamma viva. Motivo, questo, che ha contribuito alla diffusione delle espressioni gergali “a vamp o pizza schett” come sinonimo di quel cibo da strada ante-litteram.
Se è vero che oggi la Paposcia vichese è tutelata da una De.Co. (Denominazione Comunale di origine), è vero altresì che il percorso in itinere di piena valorizzazione di questa tipicità, fortemente voluto dall’Associazione Paposcia Fest, incontra il favore dei molti locali, consapevoli del potere evocativo di un prodotto che è di fatto espressione viva della memoria storica di Vico. Quella memoria fatta di gesti e ritualità, di ristrettezze economiche e di saggezza popolare, di ricette tramandate di generazione in generazione.
Un ricco patrimonio ereditato dal passato, quindi, che si evolve grazie a menti proattive, convinti artigiani, capaci Istituzioni, impegnati nel rafforzamento di quell’energia del plurale. Una energia fatta di rete, unità di intenti, presa di coscienza di un territorio dalle indiscusse potenzialità.
L’edizione del 2025 del Paposcia Fest: un focus sull’enogastronomia del Gargano
L’edizione del 2025, ben organizzata, è stata un l’istantanea di un Gargano tutto da scoprire (e riscoprire). Tra momenti di riflessione e svago, degustazione di prodotti territoriali, musica e convivialità, la giornata è stata un piacevole tu per tu con artigiani capaci e produzioni artigianali di innegabile profilo qualitativo.
Protagonista indiscussa, ovviamente, la paposcia vichese, proposta nella versione originaria (formaggio di Fattorie del Gargano e olio extravergine di oliva del Gargano) e con pomodoro e mozzarella, per esaltare tanto la peculiarità dell’impasto tanto la materia prima impiegata. Per realizzarla, alcune attività dell’entroterra foggiano: Sorriso di pizza (Vico del Gargano), Pizzamania (San Menaio), Paposcia Bistrot (Vico del Gargano), Le macchine (Vico del Gargano), Paposcia (camion di cibo), Tirovino (Vieste), La Cruna del lago (Lesina), Pizziamoci su (Poggio Imperiale). Tutte hanno dimostrato dimestichezza con lieviti e forni, conoscenza della tradizione e desiderio di migliorarsi. Il risultato? Un gustoso e goliardico tour tra Paposce ben fragranti e dall’imprinting gustativo tutt’altro che banale.
Ad accompagnarle, i liquori artigianali di DeGustibus (l’elegante anima alcoolica della biodiversità garganica), Gin Gargano Secco (il distillato di botaniche autentiche, figlie di un foraging d’antan), Birra del Gargano (la spumeggiante arte brassicola che interpreta in chiave contemporanea e mai banale il territorio), Pizzicato (la pasticceria che ha fatto la storia di Vico del Gargano, e non solo del sospiro vichese, per qualità e savoir-faire).
Il Paposcia Fest: oltre l’enogastronomia, la memoria storica
Il Paposcia Fest ha il grande merito di essere riuscito a dar voce ad un entroterra meno battuto della costa. Un entroterra ricco, dove non mancano professionalità e intraprendenza. Dove l’ospitalità alberghiera in tutte le famiglie e l’enogastronomia diventa naturalmente convivio e complicità. Un borgo, quello di Vico del Gargano (bandiera Arancione del Touring Club), che conferma il suo ruolo di “attrattore” per i comuni limitrofi, ricco com’è di storia e di aneddoti. Un borgo vivo anche in inverno, in grado di stupire l’avventore con squarci inattesi, caratteristici vicoli della Civita e storie avvincenti.
Il futuro del Festival nel 2026: il glocal che unisce?
L’augurio è di veder crescere un’iniziativa virtuosa come il Paposcia Fest, nella speranza sublimi in un gruppo sempre più numeroso e desideroso di riconoscere al territorio la sua “naturale” valenza.
Ad oggi, è di certo un concetto visionario che si è trasformato in linfa vitale per il territorio. Un progetto sufficientemente maturo per divenire scintilla per l’economia futura del Gargano: le oltre 3000 Paposce servite ed i 9000 visitatori sono la prova della vivacità di una provincia finalmente in fermento.
L’Associazione Paposcia Fest ha sicuramente le carte in regola per coinvolgere gli addetti ai lavori in un dialogo costruttivo che riesca a proiettare la Paposcia oltre i confini territoriali, collocandola in una dimensione Glocal. Perché identità fa rima con territorialità, valore con sapore, lentamente è sinonimo di consapevolmente…Perché slow fa rima con wow!
