Masseria Samenti a Torre Suda (Lecce) ha il fascino dell’essenza ragionata. Non cattura con effetti speciali, ma riesce a colpire con quel suo essere perfettamente integrato nel territorio. Per l’architettura di una masseria Ottocentesca che racconta la vocazione contadina dell’entroterra pugliese. Per un arredamento capace di esaltare il paesaggio circostante. E, infine, per una cucina che sa proiettare la tradizione enogastronomica salentina in una dimensione glocal.
Immersa nel paesaggio leccese più autentico, infatti, Masseria Samenti non interrompere il dialogo con ciò che la circonda, ma lo continua. E la cucina diventa la chiave di lettura più chiara e sincera di questo dialogo.
Una cucina in cui tradizione e contemporaneità non si sfidano, ma convivono. Una cucina che sintetizza il percorso formativo dello chef Matteo Normanno, fatto di esperienze tra stellati e non, tra la città londinese e l’Italia.
In cucina, Matteo si esprime senza desiderio di stupire a tutti i costi. La tecnica è infatti presente, visibile a chi sa leggerla, ma resta sempre volutamente un passo indietro rispetto all’ingrediente. È una tecnica gentile, che valorizza senza coprire, che rifinisce senza cancellare.
La materia prima arriva quasi esclusivamente dal territorio: l’orto di proprietà detta il ritmo stagionale del menu; il pesce è prevalentemente di piccoli pescatori di zona e gli altri ingredienti acquistati da artigiani custodi di antichi mestieri. Una filiera corta e concreta, dunque, che qui non è manifesto ideologico, ma scelta quotidiana.
Il menu della Masseria Samenti: i piatti
Il menu è sintesi di questa filosofia e conferisce un respiro internazionale agli ingredienti salentini, per tecnica, approccio e costruzione.

Mi ricordi il sushi (salmone marinato alle erbe, panatura di riso nero croccante, edamame e gel di lime) è un perfetto equilibrio tra avvolgenza e freschezza, che sa regalare in chiusura la suggestione del sushi. Un boccone divertente che, contrariamente a quanto si possa immaginare dal nome, si distingue per originalità dell’esecuzione e degli abbinamenti.

La finta tagliatella di calamari cbtfinto ragù di ventricina, olio al prezzemolo e polvere di cappero è una versione intelligente del connubio mare&monti, che pecca per un leggero eccesso di sapidità. Rimane, tuttavia, un piatto capace di ammaliare il palato con una studiata stratificazione di contrasti aromatici.

La frisa al contrario (patatine di pomodoro e origano, servita con insalata di pomodorini rossi e gialli, stracciatella) colpisce per la nettezza dei sapori “goliardici”: rotonda, ma fine; fresca, ma non banale. Una lettura, ben congegnata e contemporanea, del piatto iconico delle campagne pugliesi.

Non è la paella (fregola, datterino giallo, cozze, seppie, polpo, burro di gamberi rossi e bianchi) è un riuscito ermetismo di mediterraneità, è un racconto di un viaggio cosciente che dalla Puglia spazia altrove per arricchirsi di tecniche e contaminazioni. Esecuzione ineccepibile, frutto di una mano competente che cerca e trova un’alchimia di sapori. Un piatto da riavvolgere!

Lo spada sempreverde (pesce spada alla griglia con gazpacho verde, gel di kiwi, olio alla menta piperita e balsamico al mango) gioca tra sapidità e dolcezza, tra speziatura fine e cucina del ricordo. Riesce a proiettare un pesce simbolo della cucina di mare salentina oltre i confini nazionali. Il tutto, senza dimenticare le origini.
Il dessert, un sorbetto all’anguria con panna al limone, è un manifesto di golosità e di leggerezza, una cucchiaiata che appaga anima e corpo, e reinvita all’assaggio. Un dolce che crea dipendenza.
L’ospitalità a casa Samenti: non una semplice masseria
L’esperienza, però, non si esaurisce a tavola. Masseria Samenti è anche un luogo in cui fermarsi, rallentare, restare. Le stanze, curate e dotate di tutti i comfort, seguono la stessa linea della cucina: essenziali, coerenti, mai ridondanti. Fermarsi a dormire diventa così parte del racconto, non un servizio accessorio.

Non c’è folklore compiaciuto, ma una rilettura colta e rispettosa della tradizione nella cucina di Matteo Normanno, che filtra la cucina salentina attraverso tecnica, sensibilità e studio. È una cucina che guarda al mondo senza perdere di vista le radici, consapevole che l’identità sia per lui un punto di partenza.
Masseria Samenti è un posto da segnare in agenda per chiunque voglia vivere un’esperienza salentina fatta di ricordo, convivialità e contemporaneità.
