Il racconto liquido della Val d’Orcia
«Le nostre mani si muovono attenti tra le foglie verdi per sistemare i tralci.
Le nostre braccia sembrano unirsi ad altre braccia: i tralci delle viti.
E sempre con il naso all’insù a vedere se piove o se fa bello.
Si pena tanto nelle cattive annate, ma forse altrettanto nelle buone,
allora dipende solo da noi…»
C’è già tutto in questi versi di Marco Capitoni. La fisicità del lavoro agricolo, l’unione tra uomo e vite, l’incertezza del cielo e la responsabilità dell’annata. Prima ancora che vignaiolo, Capitoni è narratore della propria terra.
Siamo dentro Val d’Orcianella collina che guarda Pienza, patrimonio UNESCO. Il podere si chiama Sedemedal latino “luogo dove tutto si ferma, tace e riposa”. Un nome contemplativo per un luogo dove, in realtà, il lavoro non si ferma mai.
Poco sotto sorge la Pieve di Corsignanochiesa altomedievale carica di simbologie pagane; poco sopra, Pienza, città ideale rinascimentale. Tra sacro, storia e paesaggio si inserisce il progetto agricolo della famiglia Capitoni, che dagli anni ’90 segue l’intera filiera, dalla vigna alla bottiglia.
Troccolone 2024 – L’anfora come scelta identitaria
Un Orcia Sangiovese DOC Bio vinificato in anfore di terracotta dell’Impruneta, realizzate a mano. Fermentazioni spontanee, dieci giorni sulle bucce, imbottigliamento precoce per preservare tensione e freschezza.
Con 12,5% vol. e acidità vibrante, Troccolone è il Sangiovese dell’immediatezza territoriale.
Capitoni 2021 – Il vino che porta il nome di famiglia
Orcia Riserva DOC, 80% Sangiovese e 20% Merlot. Il Merlot, definito “uva facile”, diventa strumento di equilibrio.
Fermentazioni spontanee, 24 mesi in legni francesi e 12 in bottiglia. Struttura importante (15,5% vol.) e capacità evolutiva.
Un vino che, come racconta il produttore, è “un puzzle che si compone ogni anno”.
Frasi 2022 – La vigna del 1974
La selezione più alta dell’azienda, prodotta solo nelle annate meritevoli. Nasce dalla vigna più vecchia, piantata nel 1974.
Sangiovese oltre il 90%, affinamento di 24 mesi in rovere francese.
Ogni annata diventa una frase, una metafora, un pensiero.
‘TA 2019 – Il tempo nei caratelli
Toscana Passito IGT dedicato alla moglie Antonella. Uve appassite, fermentazione lenta in caratelli di rovere, castagno, ciliegio e gelso per oltre quattro anni.
Protagonista assoluta è la “madre”, deposito di microrganismi che custodisce memoria e continuità.
Solo 256 bottiglie numerano a mano.
Rustio 2024 – L’essenzialità radicale
Orcia DOC Sangiovese Bio senza solfiti aggiunti. Parte dei grappoli vinificati interi, dieci mesi sulle vinacce in ENOKUBE, la “botte di vetro”.
Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione.
540 bottiglie.
Rustio è la dichiarazione più netta di naturalità consapevole.
Il vino come racconto
Marco Capitoni non è soltanto vignaiolo. Ha realizzato anche un piccolo fumetto che racconta la storia dei suoi vini, trasformando annate e scelte produttive in narrazione visiva.
In un’epoca di standardizzazione, Sedime resta un luogo dove il tempo si stratifica come le argille marine sotto le vigne. Dove il vino non è solo prodotto agricolo, ma racconto liquido.


Approfondimenti
Scopri altri produttori che lavorano sul rapporto tra territorio e identità nella nostra sezione dedicata alla viticoltura artigianale italiana
https://www.foodmakers.it
Sito ufficiale dell’azienda Capitoni
https://www.capitoni.eu
Informazioni sulla Val d’Orcia patrimonio UNESCO
https://whc.unesco.org/en/list/1026/
Conclusione
A Sedime le braccia si uniscono ancora ai tralci.
E nelle annate buone come in quelle difficili, il vino continua a dipendere dal cielo — ma anche, inevitabilmente, da chi lo fa.
