Sei alla ricerca di un’esperienza culinaria unica nel cuore di Napoli? Immagina un luogo intimo, riservato a pochissimi ospiti, dove il cibo diventa un vero e proprio viaggio culturale e sensoriale. Ti diamo il benvenuto agli “Appuntamenti del giovedì all’Ostaria Pignatelli Privé“.
Questo non è il solito evento gastronomico. È un invito a riscoprire i sapori più autentici, guidati dalla maestria dello chef Vincenzo Politelli. In questo articolo, ti porteremo alla scoperta di tre serate esclusive che trasformeranno i tuoi giovedì napoletani in ricordi indelebili. Preparati a venire con noi in via San Pasquale 1bis, a due passi dallo storico lungomare di Napoli, per vivere l’essenza della vera cucina d’autore.
Il Concept: L’Esclusività dell’Ostaria Pignatelli Privé
Nel caotico e meraviglioso scenario della ristorazione partenopea, trovare un angolo di pace dove il cibo è il vero e unico protagonista è un lusso. L’Ostaria Pignatelli ha deciso di fare un regalo ai palati più esigenti aprendo le porte del suo “Privé”.
Situato a pochissima distanza dalla sede principale, questo spazio nasce con un obiettivo preciso: l’intimità. Dimentica le sale affollate e rumorose. Qui, ogni cena a tema è riservata a un massimo di 25 persone.
Perché solo 25 posti? La risposta è semplice e affonda le radici nei principi dell’alta cucina. Un numero limitato di ospiti permette allo chef Vincenzo Politelli e alla sua brigata di curare ogni singolo piatto con una dedizione maniacale. Permette al personale di sala di raccontarti la storia dietro ogni ingrediente. E, soprattutto, permette a te di goderti la serata in totale relax, sentendoti un ospite d’onore nel salotto di casa di un grande cuoco.
L’idea delle “Cene a tema Ostaria Pignatelli Privé” nasce dalla voglia di esplorare a fondo un singolo ingrediente per volta. Ogni giovedì selezionato diventa un palcoscenico dove un prodotto principe della nostra terra (o del nostro mare) viene declinato in tutte le sue forme, dall’antipasto fino al dolce, fondendo la tradizione verace di Napoli con tecniche di cottura moderne e innovative.
Primo Appuntamento: Il Re Baccalà (Giovedì 26 Febbraio)
Il nostro viaggio inizia giovedì 26 febbraio. E non poteva che iniziare con un monumento della cucina napoletana: il baccalà.
Come definì magistralmente l’illustre purista ottocentesco Basilio Puoti nel suo “Vocabolario domestico napoletano e toscano”, il baccalà è quel “pesce in salato che ci vien d’Oltremare”. Eppure, nonostante le sue origini nordiche, nessun popolo al mondo ha saputo accogliere, amare e trasformare il merluzzo sotto sale come i napoletani.
A Napoli, il baccalà non è solo cibo; è religione. Ne esistono decine, se non centinaia, di ricette tramandate di madre in figlia. La devozione per questo ingrediente è talmente forte che proprio all’ombra del Vesuvio è nata l’Accademia Partenopea del Baccalà. Il loro motto latino dice tutto: “Ubi gadus, ibi sum”, ovvero “Dove c’è il baccalà, lì sono io”. E la sera del 26 febbraio, all’Ostaria Pignatelli Privé, ci saremo tutti.
A partire dalle ore 20:30, lo chef Politelli metterà in scena un menù che è un vero e proprio inno a questo pesce, giocando su contrasti di consistenze e temperature.
Ecco cosa degusterai durante questa prima cena a tema:
- Morzelle fritte, ripiene di provola e friarielli: L’apertura è un omaggio allo street food napoletano più verace. Le “morzelle” sono piccoli bocconi dorati e croccanti. Il cuore filante della provola affumicata si sposa con l’amaro inconfondibile dei friarielli, preparando il palato ai sapori forti.
- Baccalà in carpione, peperoni arrosto e cipolla caramellata: Un piatto che gioca sulle acidità. La tecnica del carpione (marinatura in aceto e aromi) sgrassa la ricchezza del baccalà, mentre la dolcezza dei peperoni arrostiti e della cipolla caramellata crea un equilibrio perfetto in bocca.
- Mantecato di baccalà e polenta grigliata: Un piccolo viaggio a Nord, che richiama la tradizione veneta, ma eseguito con il cuore caldo del Sud. Il baccalà viene lavorato fino a diventare una crema spumosa e avvolgente, servita in netto contrasto con la ruvidità e il sentore affumicato della polenta passata sulla griglia.
- Baccalà in olio cottura con ristretto di pomodoro del piennolo e polvere di olive nere: Qui la tecnica moderna esalta la materia prima. L’olio cottura (o confit) a bassa temperatura rende le carni del baccalà burrose, mantenendone intatti i succhi e gli aromi. Ad accompagnare, il sapore vulcanico del pomodorino del piennolo DOP e l’umami intenso della polvere di olive nere. Un piatto da manuale.
- Pacchero condito con estratto di friarielli, baccalà e il suo pil pil: La chiusura salata è un capolavoro di contaminazione. Il pacchero, formato di pasta campano per eccellenza, si veste di verde con l’estratto di friarielli. Il baccalà viene accompagnato dal “pil pil”, una salsa della tradizione basca ottenuta emulsionando l’olio con i succhi rilasciati dal pesce stesso durante la cottura. Un trionfo di sapore e tecnica.
Secondo Appuntamento: L’Oro Verde, Il Carciofo (Giovedì 12 Marzo)
Passano due settimane e il palcoscenico dell’Ostaria Pignatelli Privé cambia completamente scenografia. Giovedì 12 marzo, il protagonista assoluto diventa il Re dell’orto invernale e primaverile: il carciofo.
In Campania, il carciofo è un’istituzione. Che si tratti della “mammarella” o del Carciofo di Schito, questo fiore spinoso nasconde un cuore tenero e un sapore unico, capace di pulire il palato e stimolare la digestione grazie alla cinarina.
La tradizione napoletana lo venera. Passeggiando per i vicoli della città durante la primavera, l’odore dei carciofi arrostiti sulle fornacelle è un’esperienza sensoriale indimenticabile. Lo chef Politelli prende questa memoria storica e la eleva a esperienza di fine dining, senza farle perdere la sua anima verace e popolare.
Il menù dedicato al carciofo è un’escalation di sapori terrosi e confortevoli, in un percorso condotto nel solco della più autentica tradizione napoletana:
- Carciofi indorati e fritti: A Napoli, la frase “indorato e fritto” è una formula magica. Significa prendere un ingrediente, passarlo nella farina, poi nell’uovo sbattuto, e tuffarlo in olio bollente. Il risultato è una crosticina dorata e soffice che racchiude il cuore tenero del carciofo. Un antipasto che profuma di casa.
- Carciofi arrosto e moscardini: Il classico sapore della brace si incontra con la sapidità del mare. Il carciofo arrostito mantiene le sue note affumicate e amare, che vengono bilanciate dalla dolcezza naturale e dalla consistenza tenace dei moscardini. Un abbinamento tanto semplice quanto geniale.
- Carciofo alla napoletana: Non poteva mancare la ricetta canonica. Il carciofo viene “ammaccato” (aperto battendolo sul piano di lavoro) e riempito con un trito sapido di aglio, prezzemolo, capperi, olive nere e pan grattato, per poi essere cotto lentamente. Un contorno che qui diventa piatto di grande dignità.
- Pappardella ai carciofi con guanciale e pecorino: Inizia la sfilata dei primi piatti. La sfoglia larga e ruvida della pappardella accoglie una crema vellutata di carciofi. A dare la spinta sapida e croccante ci pensano il guanciale rosolato e una generosa spolverata di pecorino romano. Una variazione sul tema della gricia, ma con un tocco vegetale inebriante.
- Pacchero carciofo e lupini: Last but not least (ultimo ma non per importanza), un accostamento insolito ma vincente. Il pacchero torna protagonista, abbinato al carciofo e ai lupini di mare (piccole vongole dal sapore intensamente salmastro). L’incontro tra terra e mare nella sua forma più elegante.
A fine pasto, la sorpresa. Il carciofo ha una particolarità: altera momentaneamente i recettori del gusto, rendendo le cose dolci e accentuando note specifiche. Per chiudere questo percorso in un gioco di equilibrate affinità aromatiche, lo chef ha pensato di proporre un dolce e un liquore alla liquirizia. La liquirizia condivide con il carciofo alcune molecole aromatiche: l’abbinamento a fine pasto sarà un’esplosione balsamica che lascerà la bocca incredibilmente pulita e fresca.
Terzo Appuntamento: Il Diamante Nero, Il Tartufo (Giovedì 26 Marzo)
L’ultimo incontro di questa prima tranche di “cene a tema” è dedicato a uno degli ingredienti più preziosi, misteriosi e affascinanti del panorama gastronomico mondiale: il tartufo.
Giovedì 26 marzo, l’Ostaria Pignatelli Privé si trasforma in un bosco incantato. Il tartufo nero pregiato, con il suo aroma terroso, pungente, che ricorda il sottobosco, le nocciole e il cacao, sarà il filo conduttore di un percorso del gusto indimenticabile, dalla terra alla tavola.
Spesso si associa il tartufo solo alle regioni del Nord o del Centro Italia, ma anche il Sud, e la Campania in particolare (pensiamo al tartufo del Partenio o dell’Alto Casertano), vanta tradizioni tartufigene di altissimo livello. Lo chef Vincenzo Politelli prenderà questo “diamante nero” e lo sposerà con ingredienti sia nobili che poveri, dimostrando come il tartufo riesca ad esaltare ogni piatto se usato con intelligenza e maestria.
Il menù dedicato al tartufo è pura lussuria gastronomica:
- Uovo poché con crema di parmigiano, crumble di pane e tartufo nero pregiato: L’uovo è il miglior amico del tartufo. Il tuorlo liquido e grasso cattura e amplifica le molecole aromatiche del fungo ipogeo. La cottura in camicia (poché) garantisce la scioglievolezza, mentre la crema di parmigiano aggiunge sapidità e il crumble di pane dona la necessaria spinta croccante.
- Fiore di zucca ripieno alla napoletana, “a modo nostro”: Come inserire il tartufo in un classico partenopeo? Rivedendolo completamente. Il fiore di zucca, solitamente ripieno di ricotta e salame, qui viene destrutturato e ripensato per accogliere le scaglie scure e profumate del tartufo, creando un ponte tra l’orto estivo e il bosco autunnale.
- Tartare di giovenca sannita, funghi champignon e tartufo nero: La carne cruda è un’altra tela bianca perfetta per il tartufo. La giovenca del Sannio, eccellenza zootecnica campana, garantisce una carne magra, tenera e saporita. I funghi champignon fanno da eco terrosa al sapore prepotente del tartufo nero, creando una sinfonia di sapori boschivi.
- Zuppettina di fagioli, castagne, guanciale e tartufo nero: Un piatto che è un vero e proprio abbraccio. I fagioli, poveri ma cremosi, incontrano la dolcezza delle castagne. Il guanciale regala il grasso e la croccantezza, mentre il tartufo nero pregiato grattugiato fresco all’ultimo secondo trasforma questa zuppa contadina in un piatto da re.
- Tagliolini al burro di Normandia e tartufo nero: La semplicità è la massima forma di sofisticazione. Per chiudere questo percorso, non poteva mancare il grande classico della cucina italiana. La pasta all’uovo lunga e sottile, mantecata esclusivamente con il pregiato e dolcissimo burro di Normandia, viene letteralmente sommersa da lamelle di tartufo nero. Nessun elemento di disturbo, solo carboidrati, burro e il profumo inebriante del bosco.
Chi è Vincenzo Politelli: L’Anima della Cucina
Dietro a questi menù così strutturati e ricchi di significato c’è la mano sicura e la mente creativa dello chef Vincenzo Politelli. Guidare la cucina della casa madre, l’Ostaria Pignatelli, significa avere una profonda responsabilità: quella di difendere la storia della gastronomia napoletana in una delle zone più prestigiose della città.
Ma nel Privé, lo chef Politelli è libero di esprimere la sua visione più intima. La sua filosofia si basa su tre pilastri:
- Rispetto reverenziale per la materia prima: Che si tratti del baccalà o del pomodorino del piennolo, ogni ingrediente è trattato per esaltarne le peculiarità naturali.
- Solida base tradizionale: Nessuna tecnica moderna viene utilizzata se non ha uno scopo preciso legato al miglioramento del piatto tradizionale.
- Contaminazione intelligente: L’uso di tecniche basche (il pil pil) o ingredienti stranieri (il burro di Normandia) non è mai fine a se stesso, ma serve a far brillare i prodotti locali.
L’Importanza dell’Atmosfera: Il Quartiere Chiaia
Parte integrante dell’esperienza delle Cene a tema Ostaria Pignatelli è senza dubbio la location. Ci troviamo in via San Pasquale 1bis. Siamo nel cuore del quartiere Chiaia, la zona più elegante dello shopping e della movida di lusso a Napoli.
A due passi dal mare di Via Caracciolo, lontano dal traffico pesante, il locale si offre come un rifugio sicuro. Arrivare qui la sera, con la brezza marina che sale dal Golfo, prepara lo spirito a una serata all’insegna del bello e del buono. Il Privé, in particolare, è arredato per farti sentire distaccato dal caos esterno: luci soffuse, tavoli ben distanziati, servizio attento ma mai invadente. È il contesto perfetto per concentrarsi unicamente sul sapore, sul profumo del vino nel bicchiere e sulle chiacchiere sottovoce con i tuoi compagni di tavolo.
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