Immagina di vendemmiare mentre in lontananza risuonano le sirene antiaeree. Immagina di dover contrabbandare l’uva attraverso i confini perché nel tuo paese produrre alcol è un crimine, o perché la guerra ha bloccato le strade.
Non stiamo parlando della trama di un film, ma della realtà quotidiana che ha portato Roberto Cipressoenologo di fama mondiale, a vincere l’Oscar del Vino 2025.
La prestigiosa Fondazione Italiana Sommelier (FIS) e la guida Bibenda non hanno premiato solo la tecnica enologica, ma il coraggio. Il premio viene Miglior Enologo Assegnato durante la presentazione di Bibenda 2026 riconosce il valore immenso del progetto “Vino del silenzio”: un’iniziativa che trasforma la viticoltura in un atto di resistenza pura in Ucraina, Armenia e Iran.
In questo articolo ti porto dietro le quinte di questo riconoscimento, spiegandoti perché il vino, oggi più che mai, è un’arma politica di pace e come un enologo di Montalcino sta riscrivendo le regole della viticoltura eroica.
Chi è Roberto Cipresso: L’Enologo senza Confini
Per capire la portata di questo premio, dobbiamo prima capire chi è l’uomo.
Roberto Cipresso non è il classico enologo da laboratorio. Originario di Bassano del Grappa ma montalcinese d’adozione, ha legato il suo nome a successi planetari (come l’Achaval Ferrer in Argentina) ea progetti visionari come Circo del vinoil suo laboratorio sperimentale a Montalcino.
La sua filosofia è sempre stata quella di cercare l’anima del terroir ovunque essa sia, sfidando le convenzioni. Ma con “Wine of Silence”, Cipresso ha alzato l’asticella: non cerca più solo la qualità organolettica, cerca la sopravvivenza culturale.
Un premio che vale doppio
L’Oscar del Vino di Bibenda, ideato da Franco Maria Ricci, è uno dei riconoscimenti più ambiziosi del settore. Riceverlo per un’attività svolta in zona di guerra significa che il mondo del vino italiano sta finalmente guardando oltre il calice, riconoscendo il ruolo etico del produttore.
Vino del Silenzio: Fare Vino dove la Storia trema
Il cuore del riconoscimento è il progetto Vino del silenzio. Ma di cosa si tratta esattamente?
È una rete di solidarietà e competenza tecnica che supporta i cosiddetti “vignaioli di frontiera”. Cipresso e il suo team non si limitano a inviare fondi; vanno sul campo (spesso rischiando in prima persona) per vinificare uve che altrimenti andrebbero perse o distrutte.
Ecco le tre aree chiave dove il progetto sta facendo la differenza:
1. Ucraina: La Resistenza del Telti Kuruk
Mentre il conflitto infuria, nella regione di Odessa si continua a coltivare. Cipresso ha lavorato per salvare e vinificare il Telti Kurukun vitigno autoctono antichissimo che ha rischiato di scomparire.
- La sfida tecnica: Gestire la vendita con interruzioni di corrente e logistica devastata.
- Il risultato: Un vino bianco minerale e fiero, simbolo che la cultura ucraina non si piega.
2. Armenia: La Culla del Vino sotto Assedio
In Armenia, terra dove il vino è nato 6000 anni fa, la viticoltura è minacciata dalle tensioni geopolitiche costanti ai confini. Qui il lavoro si concentra sull’Areniun’uva rossa di straordinaria eleganza che cresce in altitudine, su suoli vulcanici.
3. Iran: Il Vino Proibito
Forse la sfida più audace. In Iran, dove l’alcol è bandito, esistono ancora antichi vigneti di uva Rashen. Per vinificarli, come raccontato dallo stesso Cipresso, l’uva deve spesso viaggiare “in incognito” (spacciata per frutta da tavola) verso l’Armenia o l’Azerbaigian per essere trasformata. È un’operazione di salvataggio di un patrimonio genetico che altrimenti verrebbe estirpato.
“Non offriamo solo supporto tecnico, ma una testimonianza di solidarietà, difendendo la loro vita, la loro dignità e il loro diritto a continuare ad essere i custodi della propria terra.” —Roberto Cipresso
Perché amiamo questa storia
Dal punto di vista della qualità e dell’autorevolezza, questo progetto è un caso studio perfetto.
- Esperienza: Cipresso mette in campo 40 anni di vendemmie in 4 continenti. Non è improvvisazione, è adattamento estremo.
- Competenza: Recuperare vitigni antichi (“archeologia viticola”) richiede una conoscenza ampelografica che pochi al mondo possiedono.
- Autorità: Il riconoscimento di Bibenda certifica che questi non sono “vini della carità”, ma vini di eccellenza che meritano di stare nelle migliori carte del mondo.
- Fiducia (Affidabilità): La trasparenza del progetto ei risultati tangibili (le bottiglie esistono e sono sul mercato) rendono l’operazione credibile e solida.
5 Lezioni che impariamo da Roberto Cipresso
Cosa ci portiamo a casa da questa notizia, oltre all’orgoglio italiano?
- Il Terroir è anche Umano: Non conta solo il suolo o il clima. La sofferenza, la paura e la speranza delle persone finiscono dentro la bottiglia.
- La Biodiversità e Sicurezza: Salvare un vitigno in Iran o in Ucraina significa proteggere il patrimonio genetico mondiale, utile domani anche per noi.
- Il Vino è Politico: Ogni volta che scegliamo una bottiglia, finanziamo una visione del mondo. Bere un Vino del silenzio è un voto a favore della pace.
- L’Innovazione nasce dal Limite: Quando non hai elettricità o tecnologia all’avanguardia, devi tornare alle radici del saper fare. È lì che emerge il vero enologo.
- La Rete è Fondamentale: Senza una rete logistica e umana transnazionale, questi progetti sarebbero impossibili.
Il Futuro: Un Vivaio per la Rinascita
L’Oscar del Vino non è un punto di arrivo. Durante la premiazione, Cipresso ha svelato i prossimi passi.
Il progetto prevede la creazione di un “Vivaio della Pace” (in collaborazione con i vivai Semina). L’idea è conservare le “piante madri” di queste varietà a rischio in un luogo sicuro.
Quando le guerre finiranno — perché finiranno — queste barbatelle potranno essere riportate nelle loro terre d’origine per reimpiantare i vigneti distrutti.
È una visione a lunghissimo termine, che pianta semi (letteralmente) per le generazioni future.
Un Brindisi Diverso
La prossima volta che stappi una bottiglia, pensa a quanta storia c’è dietro quel gesto.
Roberto Cipresso ci ha insegnato che fare vino può essere un atto eroico.
Se vuoi supportare il progetto o assaggiare questi vini “drammatici” e vibranti, cercali nelle enoteche specializzate o sul sito ufficiale di Roberto Cipresso. Non starai solo bevendo un grande vino; Starai ascoltando una storia che qualcuno ha rischiato la vita per raccontare.
L’Oscar del Vino 2025 è andato alla persona giusta. Perché il vino migliore non è quello perfetto, è quello che ha più cose da dire.
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