Il rustico di Pasqua che racconta la cucina contadina dei Campi Flegrei
Ci sono piatti che non si trovano facilmente nei menu.
Non perché non siano buoni, ma perché stanno lentamente scomparendo.
Succede nei Campi Flegrei, terra di mare solo in apparenza, dove la cucina — per secoli — è stata soprattutto agricola, domestica, essenziale.
Tra queste preparazioni c’è la pizza di piselli e uovaun rustico antico, diffuso tra Bacoli, Pozzuoli e Monte di Procida, che oggi sopravvive grazie a chi sceglie di custodirne la memoria e riportarlo in tavola.
Un piatto nato dalla necessità
La pizza di piselli appartiene alla grande famiglia delle pizze ripiene campanesviluppatesi tra Settecento e Ottocento come evoluzione della panificazione domestica.
La logica era semplice:
- una base di pasta di pane
- arricchita con grassi (sugna)
- farcita con ciò che si aveva a disposizione
Un piatto unico, nutriente, trasportabile.
La versione con i piselli nasce come variante primaverile e pasqualequando l’orto offriva i primi raccolti e le uova — simbolo di rinascita — diventavano protagonisti della tavola.
Tra stagionalità e identità territoriale
Questa preparazione è il risultato di tre elementi fondamentali:
- la tradizione della pizza rustica
- la stagionalità agricola (piselli freschi, spesso varietà locali come il Santa Croce)
- il valore simbolico delle uova nel periodo pasquale
Rispetto ad altre pizze ripiene, il profilo è diverso:
più equilibrato, meno aggressivo, con una dolcezza vegetale che dialoga con la sapidità di salumi e formaggi.
L’uso della sugna, invece, racconta una cucina festiva, dove i grassi animali erano riservati alle occasioni importanti.
Una cucina più contadina che marinara
Nonostante la vicinanza al mare, la cucina storica flegrea è stata a lungo più agricola che ittica.
Il motivo è semplice:
il mare costava fatica, tempo, strumenti.
La terra era sotto casa.
Piselli, fave, ortaggi, uova e maiale diventano così la base di una cucina che oggi definiamo identitaria, ma che in origine era semplicemente necessaria.
La voce dello chef: tradizione come cultura
A raccontare oggi questo piatto è Giuseppe Di Ruoccochef e patron del ristorante Paccasassi a Bacoli, che ha scelto di inserirlo nel menu pasquale.

Il suo approccio è chiaro:
“La tradizione è un’innovazione ben riuscita.”
La sua cucina parte dal territorio, ma non si ferma alla replica:
- stagionale
- legata al pescato e all’orto
- ma capace di reinterpretare
“Io viaggio per capire come vivono le persone. Il cibo è cultura.”
Un pensiero che si traduce in piatti che guardano al passato senza restarne prigionieri.
Una ricetta che non si scrive, ma si tramanda
Come il tatiello, anche la pizza di piselli è una preparazione senza una vera ricetta codificata.
Ogni famiglia ha la propria versione.
Ogni cucina il proprio equilibrio.
È una cucina a sentimentodove contano più i gesti che le dosi.
茶 La ricetta dello chef Giuseppe Di Ruocco
Impasto (per 3 giri da 28–30 cm)
Ingredienti
- 1000 g di farina forte (W280–300)
- 450 g di acqua
- 160 g di latte intero
- 150 g di sugna
- Vendita 20 g
- 5 gzucchero o miele
- 6 g lievito di birra fresco
Procedimento
- Mescolare farina e acqua e lasciare riposare 45 minuti (autolisi).
- Aggiungere lievito e zucchero, poi il latte a filo.
- Inserire il sale quando l’impasto prende la struttura.
- Incorporare la sugna poco alla volta fino a ottenere un impasto liscio ed elastico.
Lievitazione
- 1 ora a temperatura ambiente
- 12–18 ore in frigorifero (4°C)
- 2 ore a temperatura ambiente prima dell’uso
- In alternativa: 2–3 ore a temperatura ambiente
Divisione
Ripieno
Ingredienti
- 600 gpiselli
- 100 g cipollotto
- 120 g di pancetta o guanciale
- 6 uova
- 90 gpecorino grattugiato
- 40 golio extravergine d’oliva
- sale e pepe qb

L’assaggio: una cucina che parla ancora
All’assaggio, la pizza di piselli sorprende per la sua doppia anima.
All’esterno è morbido e profumato di pane.
All’interno custodisce uno scrigno umido, dove emerge la dolcezza vegetale dei piselli primaverilibilanciata dalla sapidità del ripieno.
È un piatto che racconta immediatamente la sua origine:
semplice, diretto, ma tutt’altro che banale.
L’abbinamento
In accompagnamento, un calice di Falanghina dei Campi Flegrei 2021 — con qualche anno sulle spalle — si rivela una scelta centrata.
L’evoluzione del vino, con maggiore complessità aromatica, dialoga perfettamente con:
- la dolcezza dei piselli
- la struttura dell’impasto
- la componente grassa della sugna
Un abbinamento che chiude il cerchio, riportando il piatto nel suo territorio.
Conclusione
La pizza di piselli non è solo una ricetta.
È una memoria.
Un modo di cucinare che nasce dalla terra, passa attraverso la famiglia e arriva fino a oggi grazie a chi decide di non dimenticare.
Perché certe preparazioni non vanno solo replicate.
Vanno raccontare.
Collegamento utili
https://www.facebook.com/paccassiristorante/?locale=it_IT
