Ci sono pochi straordinari vitigni al mondo in grado di regalare vini rossi da invecchiamento senza affanno. In scioltezza. L’Italia vanta varietà apprezzate internazionalmente per la potenza vitale, la lunga vita e la capacità da affrontare il tempo come maratoneti.
I vini a base Nebbiolo o Sangiovese, denominazioni come Barolo e Brunello, sono ammirate per queste caratteristiche. Stappare troppo presto alcune di queste bottiglie rappresenta quasi un sacrilegio perché cominciano ad esprimere meglio la propria personalità dopo molti anni dalla vendemmia. I disciplinari di produzione ne tengono conto e taluni non escono in commercio che dopo almeno tre anni, sebbene la loro capacità di meravigliare il degustatore può essere incredibile anche dopo cinque, sette o dieci anni. Ricorrere a quei vitigni per assicurarsi un campione di longevità, per alcuni, è ormai perfino scontato. Ed, infatti, il degustatore è sempre a caccia di rossi dal superiore potenziale di invecchiamento.
L’Aglianico campione di longevità
Per un, a volte incomprensibile, ritardo nella comunicazione degli areali interessati alla sua coltivazione, l’Aglianico è uno di questi: un vitigno di vibrante vitalità e sfrenata tannicità. È la base di molti vini campani in tutte le province, il più diffuso dei vitigni a bacca rossa della regione, ma ha molte forme espressive. L’ecotipo Taurasi, coltivato in Irpinia, è quello più incredibile: regala vini regali.
L’omonimo areale, riferimento della unica Docg rossa campana, si trova in una porzione interna, quasi isolata, della regione con un severo clima appenninico, molto diverso da quello dell’immaginario del turista medio. Il vitigno si è ambientato oltre i 700 metri ei contadini saputo mettere in atto strategie grazie alle quali, con una serie di accorgimenti, e con una delle raccolte più tarde d’Italia, vendemmiano un frutto perfetto per fare un grande vino.
Si parla di un territorio estremo e di un vino potente e austero che ha un timbro commovente per coloro che hanno viaggiato l’Irpinia perché parla degli inverni freddi, talvolta nevosi; del sottobosco, di cespugli aspri di bacche golose, delle atmosfere invernali davanti al caminetto scoppiettante, della esplosione dei colori della campagna in primavera, della bellezza delle vigne in autunno e della accoglienza contadina.
Se ci sono persone appassionate di sontuosi rossi, che non teme la struttura e ama una beva “uguale a niente”, può ricercare un Taurasi con assoluta fiducia. Gli stili interpretativi, di zona in zona – tra bassa, media e alta Irpina – non cambieranno la essenza: il Taurasi è un grande vino da invecchiamento. E l’Alta Irpinia, estrema per orografia e condizioni climatiche, ne propone un grande esempio: tra Castelfranci e Montemarano, ma anche a Paternopoli, ci sono alcune delle aziende più apprezzate.
Aglianico e Taurasi dell’Alta Irpinia a Castelfranci
Ma non solo lì. Taurasi è un piccolo universo troppo segreto, misterioso come la terra irpina, la terra “dei lupi”. In una recente degustazione proposta a Castelfranci da Paolo Balkegrande amante dei vini italiani, e profondo conoscitore di Barolo e Brunello di Montalcino, per aver vissuto un quindicennio nelle Langhe, il Taurasi Docg dell’Alta Irpinia ha mostrato la sua potenza.
Promosso dal Comune di Cassano Irpino, che ha accompagnato la stampa a conoscere il territorio tra colline, vigne e letto del Calore Irpino (e perfino alla fonte dell’acquedotto pugliese) in collaborazione con altri comuni dell’areale, questo rosso sontuoso è stato al centro di una due giorni sul territorio. Abbinati ad alcune eccellenti Coda di Volpe (il piccolo vitigno irpino usato da taglio in passato e da un decennio valorizzato in purezza), Fiano, Campi Taurasini e Taurasi Docg, sono stati i piatti del bel Agriturismo il Vecchio Mulino che è praticamente immerso nelle acque del fiume Calore in una posizione bucolica.
I comuni coinvolti da Cassano Irpino agli altri
Un manipolo di comuni molto motivati ha organizzato “Vini e Cantine in festa”: Cassano Irpino (Capofila), Castelfranci, Nusco, Rocca San Felice, Sant’Angelo dei Lombardi e Torella dei Lombardi.

Con alcuni dei produttori di Castelfranci, presenti al confronto della degustazione della due giorni, insieme alle istituzioni, la stampa ha visitato il paese. Dalla piazza la vista sul circondario è mozzafiato, con i vigneti di Montemarano proprio di fronte, perfettamente ordinati e vestiti dei colori del post vendemmia. Altrettanto belli quelli dell’ampia Contrada Baiano che, in agro di Castelfranci, è la più ambita sia per la sua fama di vigna vocata, che per le oggettive condizioni pedoclimatiche che – in alcune porzioni, sul crinale più esposto e battuto da luce e correnti ascensionali, con il Partenio alle spalle – sono davvero favorevoli.

In degustazione, accompagnati dai produttori che hanno incontrato la stampa:
Bianchi
- Cortecorbo Ilvania – Coda di Volpe 2024
- Antonio Molettieri Irpinia DOC Coda di Volpe 2023 Sama
- Perillo Coda di Volpe Irpinia DOC 2022
- Regina Collis Coda di Volpe Irpinia DOC 2018 “Urà”
- Cantine Gambale Fiano di Avellino DOCG 2024
- Boccella Fiano di Avellino DOCG 2023
- Perillo Fiano di Avellino DOCG 2023
- Colle di Castelfranci Fiano di Avellino DOCG riserva 2022 Paladino
Rossi
- Colli di Castelfranci Irpinia Aglianico DOC 2024 Vadantico
- Cantine Gambale Campania IGT Aglianico 2022
- Antonio Molettieri Irpinia Aglianico DOC 2021 Badius
- Cortecorbo Montis Marani – Irpinia Aglianico DOC 2020
- Perillo Campania Aglianico IGT 2019
- Regina Collis Campi Taurasini DOC 2016 “Valente”
Taurasi DOCG
- Colli di Castelfranci Taurasi DOCG 2021 Alta Valle
- Antonio Molettieri Taurasi DOCG d’Oreste 2020
- Boccella Taurasi DOCG 2020
- Cortecorbo Antyco – Taurasi Docg 2019
- Boccella Taurasi DOCG 2018
- Regina Collis Taurasi docg 2014 “Hircinus”
- Perillo Taurasi DOCG riserva 2013
- Boccella Taurasi DOCG 2019 ‘Rasott’
La occasione di degustazione è stata ricca e lo è stato star a tavola con i produttori, fatto che ha dato il senso della artigianalità e risoluzione espressa dai vini irpini. Si tratta di vini unici per “tipicità”, se vogliamo utilizzare un termine ben noto in queste occasioni, ed anchemente tramontato nel mondo enogastronomico per la sua giusta banalità. Eppure le Coda di Volpe, i Fiano, i Campi Taurasini e Taurasi serviti alla stampa erano esattamente lo specchio di questo territorio che vanta altitudini sostenute, i terreni misti con una a tratti marcata influenza vulcanica.
