Immagina di camminare tra le strade millenarie di Pompei e di vedere non solo rovine, ma tralci di vite rigogliosi che producono uva proprio come facevano gli antichi romani. Questo non è più solo un sogno o una ricostruzione digitale. È un progetto reale che sta prendendo vita grazie a una collaborazione straordinaria. Un nuovo capitolo per la viticoltura e la storia del patrimonio naturalistico del sito sta per essere scritto.
Il Parco Archeologico di Pompei ha deciso di avviare un’azienda vitivinicola vera e propria, con un ciclo produttivo completo, che verrà realizzato direttamente all’interno dell’area archeologica. Non stiamo parlando di una semplice sponsorizzazione, ma di un progetto visionario che unisce passato e futuro.
In questo articolo, esploreremo come il vino tornerà a scorrere a Pompei, chi sono i protagonisti di questa avventura e perché questo progetto cambierà il modo in cui viviamo la storia e l’agricoltura.
Una Partnership Unica: Pubblico e Privato Insieme
La prima cosa che devi sapere è che questo non è un progetto ordinario. L’esecuzione di questo piano a lungo termine non è stata affidata ai classici strumenti burocratici come la concessione o l’appalto. Si tratta invece di una forma speciale di Partenariato pubblico privato.
Perché è importante? Perché garantisce una collaborazione reale. Il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo lavorano insieme lasciando a fattore comune le rispettive esperienze e competenze. In particolare, sono le due cantine d’eccellenza del gruppo, Feudi di San Gregorio e Basilisco, ad affiancare il Parco nella gestione e nella valorizzazione storica dei vigneti all’interno del sito.
Questa unione permette di superare la semplice logica del profitto immediato per concentrarsi su un obiettivo più alto: integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del Parco Archeologico.

Il Progetto: Una Vigna Archeologica di 6 Ettari
Entra nel dettaglio tecnico per i veri appassionati di vino e agricoltura. Il progetto è ambizioso e si basa sull’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti che erano già esistenti nell’area.
L’obiettivo è costruire una vera e propria vigna “archeologica”. Ecco i numeri ei dettagli chiave di questa operazione:
- L’estensione vitata supererà nel tempo i 6 ettari.
- Verranno realizzate strutture di vinificazione e affinamento direttamente nell’ambito del perimetro del Parco.
- Le strutture saranno finalizzate alla produzione reale di vino.
Questo significa che l’uva non verrà portata altrove per essere lavorata. Il vino nascerà, maturerà e verrà imbottigliato nel cuore pulsante della storia romana.
Scienza e Natura: Un Approccio Biologico e Storico
La qualità del vino e il rispetto per la storia sono le due priorità assolute. La nuova azienda vitivinicola sarà interamente a conduzione biologica. Questo è fondamentale per proteggere un ecosistema delicato come quello di un parco archeologico.
Ma come si fa a fare vino “come una volta” ma con la qualità di oggi? Il progetto fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve. Per garantire l’eccellenza scientifica, il parco si avvale della collaborazione con il Prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano.
Inoltre, il progetto beneficia delle competenze agronomiche consolidate di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione, Pierpaolo Sirch, che è un agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: produrre vini autentici di elevata qualità e integrare la viticoltura con la storia.
Gabriel Zuchtriegelil Direttore del Parco, ha spiegato che fin dagli anni novanta il Parco si occupa di analizzare i vigneti dell’antica Pompei attraverso studi di botanica. Lo scopo è sempre stato quello di indagare le caratteristiche storico-scientifiche, le tecniche di viticoltura e le abitudini alimentari dell’epoca.
Oltre il Vino: Un’Azienda Archeo-Agricola e Sociale
Forse la parte più toccante di questo progetto è il suo risvolto umano e sociale. L’azienda vitivinicola non è un’isola felice chiusa in se stessa. Fa parte di un più ampio progetto di azienda “archeo agricola” che sta interessando anche altre attività.
Il Parco sta investendo nella valorizzazione e coltivazione degli ulivi e in progetti di agricoltura sociale nell’ambito della “fattoria sociale e culturale”.
L’azienda sarà fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale. Un aspetto fondamentale è il coinvolgimento di realtà del cosiddetto Terzo Settore nelle fasi di lavorazione.
Questo approccio trasforma il sito archeologico. Non è più solo un museo a cielo aperto, ma un luogo vivo che crea opportunità per la comunità. Come sottolinea il Direttore Zuchtriegel, la strada vincente per raggiungere risultati per il territorio è il coinvolgimento di privati con competenze specifiche come partner attivi.

La Visione di Feudi di San Gregorio
Perché un gigante del vino come Feudi di San Gregorio ha deciso di investire in questo progetto? L’azienda è impegnata da 40 anni nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani.
Antonio Capaldo, Presidente di Feudi di San Gregorioha dichiarato che hanno aderito al progetto con entusiasmo, mettendo le loro competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico.
La visione è chiara e nobile:
- Far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca, ma come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche.
- L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo.
- Si guarda oltre il ritorno immediato, pensando al futuro delle generazioni a venire per assicurare un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario.
Come afferma Capaldo, avere il coraggio di percorrere nuove strade e guardare questo progetto millenario con occhi nuovi è ciò che accomuna la visione dell’azienda a quella del Parco.
Il Futuro ha Radici Antiche
Pompei sta per regalarci un’altra meraviglia. Questa volta non si tratta di un fresco ritrovato, ma di un sapore ritrovato. Grazie a questo partenariato pubblico-privato, presto potremo brindare con un vino che racchiude in sé la storia, la terra e il futuro della Campania.
È un esempio perfetto di come l’imprenditoria moderna e la tutela del patrimonio possano collaborare per creare qualcosa di unico.
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