Secondo l’ultima analisi del Trade Data Monitor, La bilancia commerciale agroalimentare del Giappone è rimasto strutturalmente negativo nel periodo 2016-2025, riflettendo la crescente dipendenza da alimenti e bevande importati.
Di conseguenza, il deficit commerciale agroalimentare del Giappone si è ampliato costantemente. Dopo essere rimasto in bilico tra –5,7 trilioni di yen e –6,3 trilioni di yen nel 2016-2019, il disavanzo si è ridotto temporaneamente nel 2020 (–¥5,7 trilioni) a causa dell’indebolimento della domanda interna, prima di espandersi bruscamente a partire dal 2022, superando ¥ 8 trilioni e raggiungendo circa –8,8 trilioni di yen nel 2025. In questo contesto, il Giappone rimane un mercato aperto e ricettivo per i prodotti agroalimentari esteri, in particolare nei segmenti a maggior valore aggiunto, seppure con una crescente sensibilità ai prezzi.
COMMERCIO ITALIA-GIAPPONE: FORTE CRESCITA, SQUILIBRIO STRUTTURALE
Relazioni commerciali tra Italia e Giappone mostrano una crescita costante nel medio termine, ma rimangono strutturalmente sbilanciati a favore dell’Italia. Importazioni giapponesi di Cibo e bevande italiane espanso da Da 102 miliardi di yen a 170 miliardi di yensegnando un incremento complessivo di circa 67%. Il deficit commerciale del Giappone con l’Italia si è ampliato –100 miliardi di yen nel 2016 fino a un picco di –172 miliardi di yen nel 2024prima di restringersi parzialmente a –165 miliardi di yen nel 2025. Questa tendenza riflette crescente domanda giapponese di prodotti italianisoprattutto nei segmenti premium, a fronte della limitata penetrazione dei prodotti giapponesi nel mercato italiano.
L’analisi evidenzia una relazione fortemente asimmetrica in cui il Giappone rappresenta uno sbocco chiave per le esportazioni agroalimentari italiane mentre il flusso inverso rimane marginale. La crescita è strettamente legata al posizionamento premiumcon una domanda crescente di prodotti autentici, geograficamente indicati e di alta immagine. Allo stesso tempo, le recenti fluttuazioni evidenziano la sensibilità alle variabili macroeconomiche come i tassi di cambio e l’inflazione importata, che influiscono sulle dinamiche del valore più che sui volumi.
I SEGMENTI PREMIUM MIGLIORANO LE PRESTAZIONI
Tra gennaio e novembre 2025, Esportazioni italiane di prodotti alimentari e bevande verso il Giappone raggiunto 861 milioni di europosizionando il paese al 16° posto tra i mercati di destinazione con a Quota dell’1,4%.. Il Giappone rimane quindi un mercato di medie dimensioni ma strategicamente importante, grazie al suo elevato potere d’acquisto, al forte orientamento alla qualità e al suo ruolo di vetrina per i prodotti premium del Made in Italy in Asia. Nel lungo termine, le esportazioni sono cresciute da circa 789 milioni di euro nel 2015 fino al picco di 1.005 miliardi di euro nel 2024confermando una traiettoria positiva.
La composizione dell’export rivela una forte concentrazione nelle categorie tradizionali del Made in Italy. Conto di frutta e verdura trasformata Il 18,3% del totale delle esportazionimentre pasta e prodotti da forno si attestano 14%oli e grassi a 13,4%e prodotti lattiero-caseari a 12,7%con quote minori distribuite tra altri alimenti trasformati, prodotti a base di cacao e semi oleosi. Questa struttura riflette una chiara specializzazione in prodotti ad alto valore aggiunto e con forte identità territoriale.

Le esportazioni sono concentrate in articoli chiave. Nei primi undici mesi del 2025, raggiunto l’olio extra vergine di oliva 95 milioni di euro (–21,4%)pasta € 75 milioni (–7,2%), pomodori conservati € 49 milioni (–9,5%), prodotti di cioccolato € 26 milioni (+22,8%), mozzarelle fresche € 24 milioni (–26,0%), pomodori trasformati € 24 milioni (–16,6%), formaggi DOP come Grana Padano e Parmigiano Reggiano DOP 22 milioni € (+9,0%), prodotti da forno dolci € 19 milioni (+33,2%) e formaggi freschi 17 milioni € (+99,6%).
La crescita è particolarmente forte nei segmenti premium e ad alto valore percepito come i formaggi DOP, i dolciumi e il cioccolato, mentre i cali si concentrano nelle categorie tradizionali e sensibili al prezzo come l’olio d’oliva e le conserve di pomodoro. Allo stesso tempo, è evidente il rafforzamento complessivo dei prodotti lattiero-caseari di alta qualità.
PAESAGGIO DELL’EXPORT REGIONALE
IL distribuzione geografica delle esportazioni italiane verso il Giappone mostra una forte concentrazione in un numero limitato di regioni. Campano conduce con 121,3 milioni di euro (17,9%, –10,8%)seguito da Lombardia con 112,7 milioni di euro (16,6%, –6,6%), E Emilia-Romagna con 106,1 milioni di euro (15,7%, –10,1%)che insieme rappresentano la metà delle esportazioni totali.
PROSPETTIVE STRATEGICHE: IL POSIZIONAMENTO PREMIUM È LA CHIAVE
Il Giappone continua a classificarsi tra i più sofisticati e mercati ad alto valore per l’agroalimentare italianoma il 2025 segna il passaggio da un’espansione su vasta scala a una crescente selettività della domanda. La forte presenza italiana al Foodex Giappone 2026 fiera, con circa 250 aziende guidate dall’Italian Trade Agencyhanno confermato l’importanza strategica di questo mercato e l’efficacia di modelli promozionali integrati che coniugano l’esposizione dei prodotti con lo storytelling esperienziale e culturale, in particolare nel coinvolgere buyer e operatori Horeca.
Complessivamente, IL mercato giapponese sembra che stia entrando una fase più matura in cui la crescita non è più guidata principalmente dai volumi ma dipende dalla capacità di occupare costantemente segmenti premium, interpretare una domanda altamente sofisticata e fornire valore in linea con il posizionamento del Made in Italy.
Secondo l’analisi dell’ICE, il Giappone resta una destinazione strutturalmente solida e strategicamente importante, che offre potenziale di crescita a lungo termine per aziende capaci di mantenere una forte differenziazione in termini di qualità, autenticità e valore percepito.
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