Dalla cucina di nonna Carmela all’atelier di Antonio Nocera: Mammèlail nuovo racconto fine catering dei Piccirillo
All’ombra del Vesuvio prende forma un nuovo capitolo della grande tradizione gastronomica partenopea. La famiglia Piccirillocustode da oltre ottant’anni dell’arte di pizza fritta nella storica Masardona, inaugura “Mammèla: la cucina della Masardona“, progetto di catering d’alta gamma dedicato agli eventi di lusso e al mondo dell’hospitality internazionale. Non una semplice estensione di brand, ma un ritorno alle radici più intime della famiglia. Mammèla è infatti il soprannome di Carmela Pintauronuora della leggendaria Anna Manfredi (detta La Masardona), figura mitica della pizza fritta napoletana. Carmela, madre e nonna, è stata l’anima silenziosa della cucina domestica: sughi lenti, materie prime scelte con devozione, tempo come ingrediente segreto.
A raccontare questo nuovo progetto è Salvatore Piccirilloquarta generazione della dinastia, che firma un’idea di ristorazione “sartoriale”, capace di portare il calore della tavola di casa nei contesti più esclusivi. La presentazione ufficiale non poteva che svolgersi in un luogo simbolico e fuori dal comune: l’atelier-casa dell’artista Antonio Noceranel cuore del Vomero. Una scelta tutt’altro che casuale.L’universo poetico del noto pittore e scultore, popolato da Pinocchio e Pulcinellariflette le due anime del brand: da un lato l’irriverente energia pop della Masardona, dall’altro la dimensione affettiva e domestica di Mammèla.






I formati sono flessibili, dal servizio posto ai buffet narrativi con postazioni live, pensati per raccontare la tradizione con misura e rispetto. Il pubblico è smart, è up-to-date, internazionale ed esigente: privati in cerca di autenticità, aziende desiderose di esperienze conviviali distintive, mondo fashion&luxury attratto dalla forza narrativa del patrimonio pop napoletano. Una grammatica del gusto energica ma elegante, verace ma attuale: con Mammèla i Piccirillo dimostrano che evolvere senza tradirsi è possibile, che la vera tradizione non teme il lusso e che la cucina, come l’arte, è prima di tutto relazione, memoria e passione condivisa.

