Aceto Balsamico di Modena IGP continua a consolidare il suo status di peso massimo mondiale per l’agroalimentare italiano, detenendo la quota più alta di esportazioni tra tutte le DOP e IGP italiane. All’assemblea annuale del Consorzio, la leadership ha rivelato che le esportazioni del 2025 sono aumentate del 2,57% su base annua. Questo crescita arriva nonostante forti pressioni macroeconomichecompreso lo stallo in corso nel Stretto di Hormuzaumento dei costi energetici e interruzioni delle spedizioni.
RESILIENZA IN NUMERI
La resilienza del settore è ancorata a un volume di produzione annuale da 93 a 95 milioni di litri, che si traducono in circa 300 milioni di bottiglie. Questa massiccia produzione si basa su un’infrastruttura altamente strutturata composta da 59 acetaie certificate165 produttori di mosto e aceto di vino, e 2.400 aziende agricole distinte che coltivano 14.000 ettari di vigneti. E’ evidente il ruolo centrale del Consorzio, che rappresenta direttamente l’83% del totale della produzione certificata a tutela della genuinità del prodotto.
Sulla scena internazionale, più del 93% di tutta la produzione è destinata all’esportazioneS e distribuito attivamente in più di 130 paesi. I mercati extraeuropei ora guidano oltre la metà di questo commercio globale, storicamente guidati da Stati Uniti, Germania e Francia, mentre la crescita commerciale dinamica ha accelerato in tutta l’Asia, guidata da Corea del Sud e Giappone. Dal punto di vista finanziario, questa solida impronta internazionale ha generato oltre 380 milioni di euro in valore di esportazione della produzione, arrivando infine a un valore di mercato al consumo stimato di quasi 1 miliardo di euro.
APPROFONDIMENTI SULLA LEADERSHIP E PIVOT STRATEGICI
“L’Aceto Balsamico di Modena IGP è al primo posto per quota di esportazione tra tutte le DOP e IGP italiane. La nostra filiera non coniuga solo qualità e tradizione, ma rappresenta un modello economico sostenibile e strategico capace di resistere alle tensioni globali,” disse Cesare Mazzetti, Presidente del Consorzio di Tutela dell’ Aceto balsamico di Modenese IGP. Mazzetti ha riconosciuto la volatilità del mercato, aggiungendo: “Il contesto attuale è in continua evoluzione. L’aumento dei costi lungo tutta la filiera rischia di influenzare in modo significativo gli equilibri del mercato e la domanda finale. A ciò si aggiungono gli effetti collaterali legati al blocco delle principali rotte commerciali. La nostra priorità in questa fase è diversificare i mercati target e cercare di aumentare la domanda dei consumatori europei. In tempi come questo, è proprio il nostro valore riconosciuto a fare la differenza.”
Riflettendo un 2025 impegnativo—in particolare per quanto riguarda il mercato più grande del settore, il NOI—Mazzetti ha osservato che le aziende associate hanno limitato il calo localizzato dei volumi annuali al solo 3%, mentre i primi mesi dell’anno in corso stanno già mostrando un rapida ripresa con un rimbalzo della produzione del 10%.
LA SPINTA PER IL RICONOSCIMENTO UNESCO
L’assemblea è servita anche a rilanciare il comune Candidatura a Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO intitolato: “La tradizione dell’aceto balsamico tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare nelle comunità emblematiche di Modena e Reggio Emilia”.
Il bando unitario riunisce i principali attori regionali, tra cui il Consorzio di tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOPil Consorzio di tutela dell’ Aceto Balsamico di Modena IGPla Consorteria di Spilamberto e i Ministeri istituzionali.
“Accogliamo con favore il rilancio di questo percorso perché rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare la dimensione culturale dell’aceto balsamico e il patrimonio di saperi, pratiche e tradizioni che lo rendono unico. Si tratta di un progetto che va oltre le singole entità e riguarda l’identità stessa delle nostre comunità, delle nostre famiglie e del nostro territorio,” disse Enrico Corsini, Presidente del Consorzio per la Pprotezione di Aceto Balsamico Tradizionale diModena DOP.
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