Fragole sovrane, tra memoria murattiana e slanci contemporanei: l’estro partenopeo di Mauro Espedito
C’è un filo rosso, fragrante e seducente come una fragola maturazione, che unisce la Napoli contemporanea alla stagione murattiana, quando Carolina Bonaparte portava in dote alla città gusto, curiosità e una spiccata sensibilità per il bello. È su questo suggerimento storico che si innesta il nuovo progetto gastronomico di Mauro Espedito, anima creativa della pizzeria partenopea Owap in via Foria.
Dopo aver celebrato la primavera con una creazione dedicata, il giovane pizzaiolo campano spinge oltre la propria ricerca e approda a una composizione audace: la pizza alle fragole. Un esito che nasce dall’incontro con Giardino Naturale Guarinorealtà agricola di Montesarchio una conduzione familiare votata alla coltivazione biologica di fragole e ortaggi.

Il risultato è un disco leggero, ben idratato, che accoglie pomodori semidry, fette di fragole fresche e una vellutata pomata di basilico. Il morso si rivela stratificato, con una verticalità gustativa che sorprende: la dolcezza del frutto dialoga con accenti sapidi e vegetali, componendo un equilibrio inedito ma armonico.

A suggerire l’esperienza, un dessert concepito in abbinamento dal maestro pasticcere Salvatore Gabbiano della pasticceria Dulcis di Pompei. Il dolce, battezzato “Carolina”, rende omaggio proprio alla regina Bonaparte, figura chiave nella diffusione di fermenti culturali e artistici nella Napoli del primo ottocento, nonché mecenate degli studi sugli scavi di Pompei.Il dessert si presenta come un elegante cubo lievitato, realizzato con farina aria di mulino Caputo, sormontato da una gelée di fragole dal colore rubino intenso, evocazione non solo del frutto amato dalla sovrana, ma anche del corallo di Torre del Greco, altra sua celebre passione.

In questo dialogo tra pizza e pasticceria, Espedito costruisce un raffinato tributo alla coppia Bonaparte-Murat, protagonisti di una stagione che contribuisce a rinnovare usi e costumi gastronomici cittadini, introducendo e valorizzando l’arte dei lievitati.
Napoli, ancora una volta, si crocevia di influenze e laboratorio di contaminazioni: una città capace di rileggere la storia attraverso il gusto, intrecciando memoria e innovazione in una narrazione enogastronomica colta, vibrante e profondamente identitaria.
